venerdì 21 maggio 2010

Psicosomatica

La scienza ontopsicologica sottolinea che la malattia psicosomatica è sempre il frutto, il prodotto di un errore psicologico: il soggetto modella il proprio comportamento non secondo la propria natura, le proprie pulsioni vitali – che sono sempre in armonia con le richieste e le urgenze del qui, così e adesso dell’individuo – ma secondo lo stereotipo disfunzionale appreso durante l’infanzia, stereotipo sulla base del quale egli ha costruito il proprio carattere, il suo modo di ragionare e di vivere la propria vita adulta. Il sintomo somatico non è altro che un simbolo, un linguaggio che l’inconscio utilizza per segnalare l’errore che il soggetto sta commettendo contro se stesso. Di conseguenza, in presenza di un male psicosomatico, il soggetto ha la possibilità di guarire solo ed esclusivamente attraverso la psicoterapia perché essa è l’unica in grado di agire sulla causa psichica attraverso l’autenticazione del cliente. Si tratta di educare l’individuo a modificare il proprio comportamento e ad adattarlo alle esigenze espresse, di volta in volta, dal suo Sé primigenio ed originario.

mercoledì 21 aprile 2010

Il ruolo dell’educatore

Una volta che il progetto originale, l’In Sé ontico del soggetto è stato identificato, come possiamo educarlo? Occorre saper individuare quali sono i passaggi pratici ed esistenziali da fare per l’evoluzione dell’In Sé ontico nella prassi quotidiana. Fare una pedagogia reale significa fare “reali” gli educatori.

Secondo la nostra opinione, sensibilizzare gli attori del processo educativo sulle cause alla base della formazione degli stereotipi, significa cominciare ad utenticare gli educatori. In altre parole, renderli uguali a se stessi, coerenti con l’ordine che la natura ha posto in quella individuazione. Solo dopo aver fatto questo è possibile promuovere un’educazione libera da stereotipi e basata sul riconoscimento del valore di ogni bambino. Infatti, solo un operatore sano ed autentico è in grado di operare questo riconoscimento, e consentire al bambino di “sapere e fare se stesso” secondo il suo progetto di natura.

venerdì 12 marzo 2010

Una cura efficace dipende da una diagnosi efficace

Pierre Marie Félix Janet (1859-1947), filosofo e medico francese, nei suoi due libri “Les médications psychologiques” (1919) e “La médecine psychologique” (1923) affermava che “l’efficacia di una terapia dipende dalla diagnosi (…) qualsiasi azione pratica richiede una certa precisione ed una vera terapia psicologica è possibile solo se viene applicata una diagnosi psicologica”.

In un articolo pubblicato nel n. 10/2000 del periodico “Il nuovo medico d’Italia”, Antonio Meneghetti precisa: “L’efficacia della cura del malato nasce dall’esattezza della diagnosi psicofisica. L’Ontopsicologia ha messo a punto un metodo razionale per conoscere l’attività psichica, che è la causalità della fenomenologia umana, dall’inconscio all’emozione, al pensiero, fino al corpo, quindi ha conoscenza avanzata anche sulla psicosomatica”. Antonio Meneghetti aggiunge che “la difficoltà, se non si conosce l’attività psichica, è di capire la continuità tra la dimensione psichica e quella somatica”, non a caso in ambito medico e psicologico spesso si parla di “salto”. L’autore punta anche l’accento sul fatto che molti hanno della psiche “un’idea mitica, tra il “concetto limite” e l’astrazione mentale”. [Il testo integrale dell’articolo è consultabile on-line: http://numedionline.it/numedi/arc2000/n.1000/06.html]

giovedì 4 febbraio 2010

Io logico storico

L'IO logico storico o Io volontaristico pensante o Io responsabile agente – è la capacità di mediare il reale esterno secondo l’esigenza individuale dell’intimo. E’ la funzione di concretizzare il reale secondo l’esigenza introversa od estroversa.
Di fatto, l’evidenza quotidiana dimostra l’enorme frequenza di un Io fittizio, cioè di un Io non autentico, che non è in grado di agire la propria identità di natura.
L’uomo vero è colui che possiede l’Io logico storico in azione univoca con l’Io a priori.
Questo è il risultato dell’intenzionalità dell’In Sé ontico, che consiste nel portare la persona all’autorealizzazione.
Ciò è possibile alla luce della guida dell’Io a priori.

venerdì 1 gennaio 2010

Complesso di edipo

Nella concezione classica freudiana, il complesso edipico indica un insieme di desideri sessuali ambivalenti che il bambino prova nei confronti delle figure genitoriali. Relativamente alle fasi dello sviluppo psicosessuale, esso insorge durante la fase fallica e il suo superamento introduce al periodo di latenza.

Si tratta di un atteggiamento ambivalente di desiderio di morte e sostituzione nei confronti del genitore dello stesso sesso e di desiderio di possesso esclusivo nei confronti del genitore di sesso opposto. Questi sentimenti sono non solo ambivalenti ma anche vissuti negativamente (in maniera opposta), cioè i ruoli dei due genitori (amato e odiato) si scambiano alternandosi.

L'impostazione di tale problematica ha segnato, fin dagli albori del movimento psicoanalitico, il dissidio Freud-Jung e poi la scissione degli psicoanalisti di orientamento junghiano dall'Associazione Internazionale di Psicoanalisi.

venerdì 27 novembre 2009

Come affrontare le problematiche in azienda

Durante il Congresso “Business Intuition 2004” organizzato dalla FOIL a Riga dal 28 ottobre al 2 novembre 2004, una relatrice (consulente aziendale) spiegava: “Ogni volta che entro in un’azienda, il problema con i collaboratori è quello che sta alla radice della maggior parte dei “sintomi” rilevati. Spesso gli imprenditori mi dicono che non c’è produzione, distribuzione o progetto difficile quanto la gestione della risorsa umana, del personale. Eppure è proprio la risorsa umana che fa la differenza nella competitività e qualità del prodotto e servizio dell’azienda.

Miriadi i corsi che si fanno sulla delega ai collaboratori, gestione del team, pianificazione ed organizzazione delle risorse umane, selezione e ricerca del personale. Si parla soprattutto di “motivazione” del gruppo di lavoro, come leva per poter trovare la giusta sinergia tra i vari componenti del gruppo di lavoro. La FOIL, attraverso l’up stream analysis, cerca di rilevare qual è la “motivazione” a monte che sta prevalendo nelle relazioni tra le persone che lavorano in una azienda, verifica se è funzionale al gruppo di lavoro nell’azienda ed eventualmente ne “riallinea” le coordinate alla realizzazione dell’intuizione del leader.”

martedì 27 ottobre 2009

Che cos’è il “complesso dominante”

Il complesso dominante è quello che tende con maggior frequenza alla coazione a ripetere, non consente ciò che gli è contrario o diverso da lui; consente deviazioni sporadiche ed altre forme complessuali, solo se di rinforzo al dominante, o predisposizione ambientale al dominante.

L’In Sé ha tanti fasci o pulsioni che si evolvono al contatto con l’ambiente. L’Io è il potenziale più realizzato tra queste pulsioni dell’In Sé, il fascio più forte capace di costellare tutti gli altri; è la valenza che ha maggior metodo per essere struttura funzionale dell’In Sé al mondo esterno. Non sempre, però, l’Io – più accreditato esternamente – è il più forte nella vita.

I complessi sono tanti piccoli “Io” prefissati, meccanismi di difesa della natura, sorti dopo che il soggetto, durante l’infanzia, ha accettato il compromesso con una situazione contro la vita che in seguito rimuove.

Sono forme di vita rimossa a causa dell’intervento del monitor di deflessione, per cui essi vivono ed agiscono; sono parti reali della natura del soggetto, che l’Io censura e si evolvono in modo autonomo.

Il complesso non può essere eliminato, per il fatto che anche lì è sempre il reale del soggetto. Esso è una zona rimossa, che va investita in una nuova forma; tolta dalla fissità dello stereotipo, si evolve in circolarità del potere dell’Io, il quale acquista in seguito un esercito in più.